L’immobile è un “pregevole” caso di rimaneggiamenti profondi che si sono susseguiti in vari secoli per concludersi in modo inglorioso nell’ultimo dopoguerra con radicali trasformazioni che hanno interessato l’interno e, più precisamente, l’elemento di collegamento verticale.
La fabbrica nasce con un impianto veneto-bizantino del XIII secolo. È perfettamente riconoscibile l’asse spaziale strutturale e conformativo – come individuato da Paolo Maretto nella sua opera “La casa veneziana” – su cui si sviluppano, nella facciata principale, un portego, a piano terra, ed una elegante pentafora con poggiolo aggettante.
Sono ben evidenti le epoche successive in cui lo stabile è stato oggetto di manomissioni: dell’epoca veneto-bizantina rimane la forometria (parzialmente murata) del portico con il colonnato sormontato dagli archi a tutto sesto rialzati; al piano nobile risulta disallineata la pentafora con archi rialzati cuspidati che appartiene alla transizione al gotico; i restanti interventi appartengono ai secoli seguenti, come il poggiolo di natura rinascimentale.
L’opera di restauro, effettuata sotto l’attenta sorveglianza della Soprintendenza di Venezia, è stata realizzata dalla ditta Boato Srl (www.boatodizane.it) ed ha interessato il rifacimento del manto di copertura, degli intonaci ed il restauro di tutti gli elementi lapidei in facciata. Gli intonaci, in particolare, realizzati ad hoc dalla ditta Opificio Bio Aedilitia (www.opificiobioaedilitia.it), sono composti da calce idraulica naturale NHL, pozzolana, cocciopesto e sabbie naturali di fiume.
L’intervento, dal conferimento di incarico, rilievi, redazione del progetto, ottenimento delle prescritte autorizzazioni, formazione del cantiere, opere e pulizie finali, ha comportato circa un anno e mezzo di tempo.